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L’albero di Natale affonda
le radici nella cultura celtica. Per gli antichi
Celti l’abete rappresentava il divino protettore del giorno
di Yule (21-22 dicembre, Solstizio d’inverno) ed
era considerato una sorta di strumento di comunicazione
tra il firmamento e la terra, raffigurava l’aspirazione
umana alla ricerca interiore, l’apertura ad una rinnovata
consapevolezza spirituale.
Presso i Celti ogni mese era posto
sotto la protezione di un albero, ma vi erano dei giorni
speciali che avevano un albero tutto per sé. Era
il loro un calendario lunare, composto di tredici mesi di
28 giorni per un totale di 364. Ma ancora restavano 24 ore,
l'equivalente del nostro 23 dicembre. Un giorno mancante,
intercalare, ritenuto vigilia del solstizio d'inverno, considerato
nefasto, e dedicato al tasso, l'albero del lutto. Il 24,
invece, i festeggiamenti erano presieduti dall'abete, l'albero
della nascita, dono della benevolenza divina e simbolo di
immortalità (da qui l'uso di piantare un albero quando
nasce un bambino, vedi "Battesimo"). Al solstizio
d'inverno il grande dio germanico Odino veniva rappresentato
da un abete verde ornato di spighe ed esaltato con il nome
di Yule, dal gallico gale, ruota. Ancora oggi, nei Paesi
nordici, è chiamato Yule e "albero di Yule"
il tradizionale abete decorato - albero di Natale.
È per questo che poco prima
del Solstizio d’inverno i popoli del nord dell’Europa usavano
recarsi nel bosco a recidere un abete come rito propiziatorio.
Lo portavano in casa, dove veniva addobbato con ghirlande
e dolci. In quella notte magica uomini, donne e bambini
trascorrevano allegramente con canti e danze il passaggio
delle tenebre alla luce, mentre i falò ardevano illuminando
l’oscurità.
Virgilio racconta che anche i Romani usavano portare in giro durante i Saturnali un giovane abete augurale.
L'immagine dell'albero (specialmente sempreverde) come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo.
La derivazione dell'uso moderno da
queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato
con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania
del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia
a Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici
alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo
cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e
fiori di carta. La città di Riga è fra quelle
che si proclamano sedi del primo albero di Natale della
storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo
cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato
nella città nel 1510).
Precedentemente a questa prima apparizione
"ufficiale" dell'albero di natale si può
però trovare anche un gioco religioso medioevale
celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il "gioco
di Adamo e di Eva" (Adam und Eva Spiele), in
cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di
frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine
del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero
sostituiti da abeti poiché quest'ultimi avevano una
profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano
specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo
la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù
come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito
da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l'abete era anche
il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla
cicogna.
L'usanza, originariamente intesa
come legata alla vita pubblica, entrò nelle case
nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era
già pratica comune in tutte le città della
Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero
è attestato già nel XVIII secolo.
Per molto tempo, la tradizione dell'albero
di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno. I
cattolici la consideravano un uso protestante fino al punto
di combatterla, si ricorda per esempio l'episodio di un
gruppo di puritani che nel 1642 fecero bruciare tutti i
rami di sempreverdi con cui i londinesi avevano decorato
la città.
Furono gli ufficiali prussiani, dopo
il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione
negli anni successivi. A Vienna l'albero di Natale apparve
nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg,
ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orleans.
A tutt'oggi, la tradizione dell'albero
di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie
correlate, è sentita in modo particolare nell'Europa
di lingua tedesca (si veda per esempio l'usanza dei mercatini
di Natale).
Nei primi anni del Novecento gli
alberi di Natale hanno conosciuto un momento di grande diffusione,
diventando gradualmente quasi immancabili nelle case dei
cittadini sia europei che nordamericani, e venendo a rappresentare
il simbolo del Natale probabilmente più comune a
livello planetario. Nel dopoguerra il fenomeno ha acquisito
una dimensione commerciale e consumistica senza precedenti,
che ha fatto dell'albero di Natale un potenziale status
symbol e ha dato luogo, insieme alle tradizioni correlate,
alla nascita di una vera e propria industria dell'addobbo
natalizio.
Leggende:
Origine dell'albero di Natale
Intorno all'origine dell'albero di
Natale sono nate molte leggende. Una di queste racconta
che in una fredda notte di Natale un povero boscaiolo stava
ritornando a casa. All'improvviso si fermò, incantato
da uno spettacolo meraviglioso: tantissime stelle brillavano
attraverso i rami di un abete carico di neve. Per spiegare
alla moglie quello che aveva visto, il boscaiolo tagliò
un piccolo abete, lo portò a casa e lo ornò
di candeline e di festoni per riprodurre le stelle e la
neve.
Vedi anche:
Presepe
Addobbi
Natalizi
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