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L'origine della festa del Natale
è stata molto discussa. Fino alla fine del III secolo
il Natale veniva festeggiato in date diverse, a seconda
dei luoghi. Sembra certo che a Roma il Natale si celebrasse
il 25 dicembre già verso la metà del IV secolo
ma la consacrazione di quel giorno come ‘Natale del Signore’
avvenne per opera di Papa Giulio II. Nella scelta della
data ebbe molta influenza il calendario civile romano, che
dalla fine del III secolo celebrava in quel giorno il solstizio
invernale, o "Dies natalis solis invicti" (Natale
del Sole Invitto). I cristiani vollero sovrapporre alla
festa pagana la festa della nascita del vero sole, Cristo,
che i padri della Chiesa chiamano "Sole di Giustizia".
Il 21 dicembre è una data
speciale, sul calendario. Avviene, infatti, il Solstizio
di Inverno… cioè la notte più lunga ed il
giorno più breve dell’anno. Dal 22 dicembre, minuto
dietro minuto, le ore di luce aumentano, fino all’apoteosi
del Solstizio di Estate, il 22 giugno; in quella data si
avrà il giorno più lungo e la notte più
corta dell’anno.
Nei primordi della storia i popoli vivevano di caccia, pastorizia
ed agricoltura: attività, tutte, che costringevano
a lunghissimi periodi all’aria aperta. Per ripararsi dal
freddo e dalla pioggia della cattiva stagione ci si rintanava
in grotte od in capanne; con il freddo anche il cibo scarseggiava.
L’inverno era insomma sempre, per umani ed animali, un durissimo
calvario di gelo e fame.
Proprio perché simboleggiava l’inizio dell’agonia
dell’inverno, sin dai tempi più remoti quella del
21 dicembre è stata quindi vissuta come la notte
più magica dell’anno. E considerandola magica, quasi
tutte le popolazioni antiche la trascorrevano tra grandi
feste e sacrifici di ringraziamento agli dei; si accendevano
anche enormi falò nei campi, usanza che dura ancora
oggi in parecchie nazioni, Italia compresa… Il 25 dicembre
poi, in molte parti del mondo si celebrava la nascita di
un dio... Già 3.600 anni fa veniva festeggiata in
Persia la nascita di Mitra, figlio del Sole e Sole egli
stesso. In Egitto si ricordava la nascita di Osiride e di
suo figlio Oro. In Babilonia si festeggiava il dio Tammuz,
unico figlio della dea Istar rappresentata con il bimbo
in braccio e con una aureola di dodici stelle attorno alla
testa: l’icona della madre con il figlio neonato risale
alla notte dei tempi ed ha sempre simboleggiato la Madre
Terra che produce i suoi frutti. In Messico si festeggiava
la nascita del dio Quetzalcoatl e nello Yucatan quella del
dio Bacab. Anche il dio azteco Huitzilopoctli vede la luce
il 25 dicembre, mentre gli scandinavi festeggiavano la nascita
del dio Freyr. In Grecia nasce Bacco ed in Siria Adone.
L’elenco potrebbe continuare, ma fermiamoci qui, dopo aver
sottolineato che quelli citati sono tutte divinità
legate alla simbologia del Sole.
Ma perché nascite sacre il 25 e non il 21? Da una
concezione che risale a tempi lontanissimi, nei giorni dal
22 al 24 dicembre sembra che il Sole, nel suo moto apparente,
si fermi (Solstitium significa “Sole fermo”): è quindi
il momento del massimo declino dell’Astro. Il 24 il Sole
sembra riprendere il cammino, ogni giorno un po’ più
verso l’alto fino al Solstizio di Estate…
Una data, quella del Solstizio di inverno, non solo astronomica
ma anche esoterica. Su questo piano si dice infatti che
nel momento in cui il Sole raggiunge il suo minimo di influssi
sulla Terra (e si intorpidiscono quindi al massimo le forze
fisiche), un Raggio Verde parta dal più profondo
dell’Universo ed attraversi per un istante la Terra stessa.
E’ il Raggio del Puro Spirito, del maggior contatto del
Materiale con le Forze Superiori.
Per tornare alla Storia ed a tempi a noi più vicini,
nell’antica Roma per salutare il Solstizio di Inverno venivano
celebrati i Saturnali, in onore di Saturno, protettore dell’agricoltura;
i festeggiamenti duravano dal 17 al 24 dicembre ed in tale
periodo si chiudevano le scuole ed i tribunali; ci si scambiava
visite e doni, sparivano le classi sociali. Per tutto l’anno
era proibito, nella città, il gioco d’azzardo; ma
poiché era strettamente legato a Saturno, durante
i Saturnali esso veniva tollerato. Era quindi quasi d’obbligo,
in tale periodo, giocare anche a soldi… immaginavate quali
lontane radici si nascondono sotto un innocente giro di
tombola? Il giorno 24 si concludeva con un grande banchetto
illuminato da lumini e candele, con brindisi e scambio di
auguri. Il giorno 25 era dedicato al Sole Invicto: il Sole,
cioè, che sembra sul punto di essere inghiottito
dalle tenebre ma invece risorge e torna a brillare, a scaldare,
a riportare la Vita sulla Terra.
Con l’espandersi dell’Impero verso Oriente, soldati e mercanti
vennero a conoscenza del culto del dio Mitra, che pian piano
venne introdotto a Roma. Esso fece talmente presa sulla
popolazione, che nel 274 d.C. l’Imperatore Aureliano lo
ufficializzò. E poiché anche Mitra, come già
accennato, simboleggiava il Sole, la sua festa fu sovrapposta
a quella del Sole Invicto; il 25 dicembre, come già
avveniva in Persia.
Mitra ha sorprendenti analogie con la figura del Cristo.
Nasce in una grotta e gli viene affidato dal Padre Sole
il compito di contrastare Ahriman, spirito maligno che vuole
distruggere il mondo. Mitra, quando la sua missione salvifica
é compiuta, partecipa con i suoi adepti ad un banchetto;
dopo aver consumato il pasto come atto sacrificale, il dio
sale al cielo su un Carro di Luce, per riunirsi al Padre
Sole. Separati nettamente grazie all’intervento di Mitra
il Bene dal Male, la vita sulla Terra sarebbe andata avanti
sino al Grande Anno, periodo dell’Apocalisse. Mitra sarebbe
allora tornato sulla terra per separare i giusti dai peccatori:
ai primi avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità,
resuscitando anche i loro corpi fisici; i secondi sarebbero
stati distrutti dal fuoco. Il culto di Mitra contemplava
anche il battesimo.
E veniamo al nostro Natale. Al di là dei Vangeli,
o meglio del Vangelo (è solo quello di Luca che narra
la Nascita), esistono pochissime notizie storiche del passaggio
di Gesù sulla terra, in particolar modo della sua
nascita e dei suoi primi 30 anni… Luca dice che era in atto
un censimento nelle Province romane e che in una di queste
province (la Palestina) regnava Erode. Era caldo, perché
i pastori erano, con le greggi, in montagna…Una Grande Stella
brillava nel cielo… Sulla base del censimento di Erode e
della Grande Stella (interpretata dagli astronomi come una
congiunzione particolarmente luminosa di Giove con Saturno),
gli storici fanno risalire questa nascita a sette-otto anni
prima di quanto ufficialmente si dica. Oggi insomma, dovremmo
essere nel 2.014 e non nel 2.007 d.C.!
Il punto non è però qui l’anno, ma il giorno
ed il suo significato altamente simbolico. Cristo, in qualsiasi
giorno sia avvenuta la sua nascita, è sceso sulla
terra, si è fatto Uomo, per salvare gli uomini dalla
condanna del Peccato Originale; e anche per portare la Luce
della Verità in un mondo offuscato dalle tenebre
del paganesimo… Quale giorno più adatto quindi, per
ricordare la sua venuta sulla terra, di quello del 25 dicembre,
per tutte le motivazioni simboliche suddette?
Questo fece infatti la Chiesa, nel 353 d.C., primo anno
in cui il culto di Mitra venne sostituito con quello di
Cristo. Proprio per le sorprendenti analogie tra le due
storie, si insinua che il Cristianesimo altro non è
stato che un cambio di nome di divinità… Ma i Discorsi
della Montagna, le parabole, l’Uguaglianza tra gli uomini,
la Tolleranza, il Perdono, la Carità, il riconoscimento
di una dignità alle donne in un mondo ancora ferocemente
misogino, non appartengono al culto di Mitra…
Forse non c’è stata sovrapposizione di nomi quindi,
ma è più probabile che, proprio perché
Mitra era entrato profondamente nell’animo del popolo, e
perché di Gesù giovane mancavano notizie,
le due figure si siano un po’ fuse. Tanto era radicato Mitra
tra le genti dell’Impero romano, che la Chiesa cattolica
impiegò secoli per cancellarne del tutto il ricordo…
E forse c’è riuscita soltanto tollerando che parte
della storia mitraica si inglobasse in quella di Gesù…nella
forma, non certo nella sostanza.
Questo è bene sottolinearlo; il Natale non è
insomma la semplice sovrapposizione di una festa cattolica
su credenze, miti e riti pagani (come alcuni vogliono far
credere), ma un insieme di profondi simbolismi spirituali
che, emergendo nell’inconscio collettivo dalla profondità
della storia, si intrecciano nella coscienza e si perpetuano
di generazione in generazione nei millenni; sogni e speranze,
aspirazione al Trascendente rimangono immutate nel cuore
degli uomini, qualsiasi siano i nomi con i quali, di volta
in volta, vengono chiamati.

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