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Home page > Speciali > Carnevale > Curiosità e tradizioni del carnevale
Speciale Carnevale 2008


Curiosità e tradizioni
 

 

La tradizione vuole che le ultime giornate di Carnevale vengano trascorse in allegria.


Le tradizioni di Carnevale

La tradizione vuole che le ultime giornate di Carnevale vengano trascorse in allegria e secondo modi particolari in ogni regione: per esempio, in alcune città, si è conservata la tradizione di bruciare il fantoccio carnevalesco, immagine tradizionale delle festa, verso la mezzanotte dell'ultimo giorno di Carnevale.

In pochissimi paesi si conserva tutt'oggi l'usanza per cui i sacrestani vanno per le strade del paese ad annunciare con un campanello l'ora della penitenza.

Tra i vari modi di festeggiare il Carnevale ricorre anche l'usanza di pranzi speciali e abbondanti: i contadini abruzzesi solevano festeggiare l'ultimo giorno di Carnevale mangiando per ben 7 volte, cucinando la gallina più vecchia del pollaio con l'augurio di buona salute per tutte le altre.

Caresmo

"Nelle tradizioni di molte comunità, il passaggio tra il Carnevale e la Quaresima emerge, seppur nella sua brevità temporale, come un periodo molto intenso ed emotivamente forte, dove il netto confine tra profano e sacro, abbondanza e digiuno, sembra in qualche occasione meno definito. Anzi, possiamo addirittura trovare un'eccezionale continuità di abitudini e di comportamenti del primo periodo in quello successivo.

Attingiamo qualche esempio, purtroppo del passato, dal territorio di Cumiana. A Tavernette, l'ultimo giorno di Carnevale, "a smana 'l crin" per le vie del paese. Si portava cioè su di un carretto trainato a mano, un individuo che nel camuffamento doveva rappresentare il maiale che viene condotto alla macellazione. L'allegro corteo, che non percorreva soltanto le strade del villaggio ma che raggiungeva anche alcune cascine, era poi solito effettuare negli slarghi e nei cortili il "sanguinamento" del povero animale... che più urlava, più richiamava pubblico e più consistente era quindi l'offerta di vino, salumi, formaggi e dolci. La scelta del maiale non era casuale: come in tutto l'arco alpino, esso era la grande risorsa "calorica" per combattere il freddo e per ritemprarsi in vista dei nuovi lavori agricoli. La sua uccisione, quasi una metafora di sacrificio: le calorie dell'animale uccidono il freddo, era inoltre una grande occasione di festa collettiva.

La tradizione che aveva luogo alla Pieve, presentava alcune somiglianze con la precedente. Anche qui c'era infatti un trasporto su di un carretto o il trascinamento con un lungo canapo, di un "animale", una capra in questo caso, che alla fine del suo peregrinare tra le case del villaggio, veniva "uccisa" nel corso di una drammatizzazione che richiamava sempre un buon numero di persone, che condividevano poi con i suoi portatori le offerte di cibo e le bevande raccolte. La diffusa usanza di "tirare la quaresima" (tirè la Caresmo/a) aveva invece luogo il primo giorno di questa scansione religiosa, un giorno da dedicare al digiuno ed alla penitenza, che si trovava invece così "disturbato" da questa tradizione che sembrava quasi voler prolungare il senso del divertimento e dell'abbondanza di cibo del carnevale. La sua realizzazione non differiva di molto dalle precedenti. Si prendeva un giovanotto, possibilmente magro e molto alto (lungo come la quaresima), lo si legava e lo si tirava, con qualche sua resistenza, per le strade delle borgate, mentre la gente ricompensava questa fatica (metafora di allontanamento di ristrettezze alimentari e di norme comportamentali ?) con uova, "fricioil", salumi, vino, insomma un ben di Dio, che quella sera, nonostante il digiuno, veniva condiviso allegramente dagli attori della recita."

Diego Priolo

CURIOSITA'

Cosè il Martedì Grasso?
Martedì grasso è una festa d'origine cattolica che rappresenta la fine della settimana dei sette giorni grassi (carnevale). Questo periodo durante il quale si festeggia, precede il mercoledì delle ceneri che segna l'inizio della Quaresima

Come nascono i dolci di carnevale?
Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alla moltitudine di persone che interveniva. Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.
vedi le ricette

A quando risale la prima maschera?
In una grotta del terziario si possono trovare le più antiche testimonianze di uso della maschera da parte degli uomini. Si tratta di una scena di caccia dove compare la figura di un uomo travestito da capra. Lo scopo, secondo le interpretazioni, era duplice: scongiurare la vendetta del dio delle capre con il travestimento, e avvicinare più facilmente la preda.

Quali sono i carnevali più lunghi d’italia?
Due sono i carnevali più lunghi d'Italia: quello Ambrosiano, detto anche "carnevalone", che si conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano, in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re Carnevale.

Qual è il carnevale più antico d’italia?
Il carnevale di Fano è il più antico d’Italia; il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti tipici del Carnevale nella città, risale al 1347.
A seguire il Carnevale di Foiano. Sono 467 le edizioni che dal 1539 allietano i foianesi ed i turisti.

Come nascono i coriandoli?
I coriandoli, tondi carta colorata (inventati, si dice, da un milanese), all'origine erano semi della pianta di coriandolo ricoperti di gesso, usati come confetti da lanciare da carri e da balconi.

Come nasce la cartapesta?
La nascita della moderna “cartapesta” e’ dovuta al Maestro Antonio D’Ariano (1925) che pensò ad un nuovo sistema: ricoprire la creta con il gesso, in modo da ottenere uno stampo al negativo della figura originale, e poi mettere vari strati di carta all’interno del modello di gesso. Una volta asciugata, la sagoma in carta si staccava dal gesso senza problemi e, identica all’originale, pesava qualche chilo invece di quintali. Grazie a questa invenzione si possono costruire carri immensi che sfidano le leggi della gravità

Quando è stato costruito il primo carro allegorico?
Nonostante le origini antiche di alcuni carnevali italiani, il primo carro viene costruito a Viareggio solo nel 1873. Esso fu costruito da operai portuali che, ispirandosi alle tecniche di costruzione delle navi, riuscirono a fabbricare strutture con un sistema di corde, cavi d’acciaio e carrucole usatie nei cantieri. Queste prime opere ospitavano mascheroni realizzati in gesso e pesavano, quindi, anche parecchi quintali. Nel 1921 un carro ospitò, per la prima volta, una intera orchestra. La cosa ebbe così successo che nel 1923 alcuni carristi pensarono di far “ballare” anche i pupi, realizzando, così, i primi movimenti

Da dove nascono le più famose maschere italiane?
Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa alla fine del 1500 in Italia. Una delle rappresentazioni più gettonate di queste commedie era la "beffa del servo", una sorta di rivincita concessa all'umile nei confronti del potente. Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo "Zanni" e il padrone vecchio e rincitrullito, il "Magnifico".
Le varie forme in cui si manifesta fanno sì che il personaggio dello Zanni subisca continue e sostanziali modifiche rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo spiega la presenza, nella tradizione giunta fino a noi, di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal celeberrimo Arlecchino allo scaltro Brighella.
Un posto di primo piano era poi riservato alle maschere dei "vecchi" che generalmente erano due, ma non avevano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.
Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto come Capitan Spaventa, Capitan Rodomonte o Capitan Matamoros. In questa maschera si è voluto vedere una caricatura feroce del soldato spagnolo che, nel periodo di tempo in cui fiorì la Commedia dell'Arte, spadroneggiò in quasi tutta la penisola.
Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere alla morte del teatro al quale pur debbono la vita, perché riconosciuti degni di rappresentare ciò che di più caro le città italiane avevano nel cuore, le tradizioni domestiche, la parlata popolare, lo spirito delle antiche cose.




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