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Le tradizioni di Carnevale
La tradizione vuole che le ultime
giornate di Carnevale vengano trascorse in allegria e secondo
modi particolari in ogni regione: per esempio, in alcune
città, si è conservata la tradizione di bruciare
il fantoccio carnevalesco, immagine tradizionale delle festa,
verso la mezzanotte dell'ultimo giorno di Carnevale.
In pochissimi paesi si conserva tutt'oggi
l'usanza per cui i sacrestani vanno per le strade del paese
ad annunciare con un campanello l'ora della penitenza.
Tra i vari modi di festeggiare il
Carnevale ricorre anche l'usanza di pranzi speciali e abbondanti:
i contadini abruzzesi solevano festeggiare l'ultimo giorno
di Carnevale mangiando per ben 7 volte, cucinando la gallina
più vecchia del pollaio con l'augurio di buona salute
per tutte le altre.
Caresmo
"Nelle tradizioni di molte comunità,
il passaggio tra il Carnevale e la Quaresima emerge, seppur
nella sua brevità temporale, come un periodo molto
intenso ed emotivamente forte, dove il netto confine tra
profano e sacro, abbondanza e digiuno, sembra in qualche
occasione meno definito. Anzi, possiamo addirittura trovare
un'eccezionale continuità di abitudini e di comportamenti
del primo periodo in quello successivo.
Attingiamo qualche esempio, purtroppo
del passato, dal territorio di Cumiana. A Tavernette, l'ultimo
giorno di Carnevale, "a smana 'l crin" per le
vie del paese. Si portava cioè su di un carretto
trainato a mano, un individuo che nel camuffamento doveva
rappresentare il maiale che viene condotto alla macellazione.
L'allegro corteo, che non percorreva
soltanto le strade del villaggio ma che raggiungeva anche
alcune cascine, era poi solito effettuare negli slarghi
e nei cortili il "sanguinamento" del povero animale...
che più urlava, più richiamava pubblico e
più consistente era quindi l'offerta di vino, salumi,
formaggi e dolci. La scelta
del maiale non era casuale: come in tutto l'arco alpino,
esso era la grande risorsa "calorica" per combattere
il freddo e per ritemprarsi in vista dei nuovi lavori agricoli.
La sua uccisione, quasi una metafora di sacrificio: le calorie
dell'animale uccidono il freddo, era inoltre una grande
occasione di festa collettiva.
La tradizione che aveva luogo alla
Pieve, presentava alcune somiglianze con la precedente.
Anche qui c'era infatti un trasporto su di un carretto o
il trascinamento con un lungo canapo, di un "animale",
una capra in questo caso, che alla fine del suo peregrinare
tra le case del villaggio, veniva "uccisa" nel
corso di una drammatizzazione che richiamava sempre un buon
numero di persone, che condividevano poi con i suoi portatori
le offerte di cibo e le bevande raccolte. La
diffusa usanza di "tirare la quaresima" (tirè
la Caresmo/a) aveva invece luogo il primo giorno di questa
scansione religiosa, un giorno da dedicare al digiuno ed
alla penitenza, che si trovava invece così "disturbato"
da questa tradizione che sembrava quasi voler prolungare
il senso del divertimento e dell'abbondanza di cibo del
carnevale. La sua realizzazione
non differiva di molto dalle precedenti. Si prendeva un
giovanotto, possibilmente magro e molto alto (lungo come
la quaresima), lo si legava e lo si tirava, con qualche
sua resistenza, per le strade delle borgate, mentre la gente
ricompensava questa fatica (metafora di allontanamento di
ristrettezze alimentari e di norme comportamentali ?) con
uova, "fricioil", salumi, vino, insomma un ben
di Dio, che quella sera, nonostante il digiuno, veniva condiviso
allegramente dagli attori della recita."
Diego Priolo
CURIOSITA'
Cosè il Martedì
Grasso?
Martedì grasso
è una festa d'origine cattolica che rappresenta la
fine della settimana dei sette giorni grassi (carnevale).
Questo periodo durante il quale si festeggia, precede il
mercoledì delle ceneri che segna l'inizio della Quaresima
Come nascono i dolci di carnevale?
Durante i festeggiamenti era usanza cucinare dolci veloci,
poco costosi, da offrire alla moltitudine di persone che
interveniva. Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina
e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente
in più, si trasformano in castagnole, frittelle,
zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.
vedi le ricette
A quando risale la prima maschera?
In una grotta del terziario si possono trovare le più
antiche testimonianze di uso della maschera da parte degli
uomini. Si tratta di una scena di caccia dove compare la
figura di un uomo travestito da capra. Lo scopo, secondo
le interpretazioni, era duplice: scongiurare la vendetta
del dio delle capre con il travestimento, e avvicinare più
facilmente la preda.
Quali sono i carnevali più
lunghi d’italia?
Due sono i carnevali più lunghi d'Italia: quello
Ambrosiano, detto anche "carnevalone", che si
conclude il primo sabato di Quaresima e quello di Putignano,
in Puglia, che inizia addirittura a Santo Stefano e finisce
alle Ceneri, col funerale e il rogo del fantoccio del Re
Carnevale.
Qual è il carnevale più
antico d’italia?
Il carnevale di Fano è il più antico d’Italia;
il primo documento noto nel quale vengono descritti festeggiamenti
tipici del Carnevale nella città, risale al 1347.
A seguire il Carnevale di Foiano.
Sono 467 le edizioni che dal 1539 allietano i foianesi ed
i turisti.
Come nascono i coriandoli?
I coriandoli, tondi carta colorata (inventati, si dice,
da un milanese), all'origine erano semi della pianta di
coriandolo ricoperti di gesso, usati come confetti da lanciare
da carri e da balconi.
Come nasce la cartapesta?
La nascita della moderna “cartapesta” e’ dovuta al Maestro
Antonio D’Ariano (1925) che pensò ad un nuovo sistema:
ricoprire la creta con il gesso, in modo da ottenere uno
stampo al negativo della figura originale, e poi mettere
vari strati di carta all’interno del modello di gesso. Una
volta asciugata, la sagoma in carta si staccava dal gesso
senza problemi e, identica all’originale, pesava qualche
chilo invece di quintali. Grazie a questa invenzione si
possono costruire carri immensi che sfidano le leggi della
gravità
Quando è stato costruito
il primo carro allegorico?
Nonostante le origini antiche di alcuni carnevali italiani,
il primo carro viene costruito a Viareggio solo nel 1873.
Esso fu costruito da operai portuali che, ispirandosi alle
tecniche di costruzione delle navi, riuscirono a fabbricare
strutture con un sistema di corde, cavi d’acciaio e carrucole
usatie nei cantieri. Queste prime opere ospitavano mascheroni
realizzati in gesso e pesavano, quindi, anche parecchi quintali.
Nel 1921 un carro ospitò, per la prima volta, una
intera orchestra. La cosa ebbe così successo che
nel 1923 alcuni carristi pensarono di far “ballare” anche
i pupi, realizzando, così, i primi movimenti
Da dove nascono le più
famose maschere italiane?
Le maschere tradizionali italiane sono il prodotto della
Commedia dell’arte, il fenomeno teatrale che si sviluppa
alla fine del 1500 in Italia. Una delle rappresentazioni
più gettonate di queste commedie era la "beffa
del servo", una sorta di rivincita concessa all'umile
nei confronti del potente. Innumerevoli sono le rappresentazioni,
specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana,
che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico, lo
"Zanni" e il padrone vecchio e rincitrullito,
il "Magnifico".
Le varie forme in cui si manifesta fanno sì che il
personaggio dello Zanni subisca continue e sostanziali modifiche
rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo
spiega la presenza, nella tradizione giunta fino a noi,
di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal
celeberrimo Arlecchino allo scaltro Brighella.
Un posto di primo piano era poi riservato alle maschere
dei "vecchi" che generalmente erano due, ma non
avevano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù
furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro
di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.
Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio
spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto
come Capitan Spaventa, Capitan Rodomonte o Capitan Matamoros.
In questa maschera si è voluto vedere una caricatura
feroce del soldato spagnolo che, nel periodo di tempo in
cui fiorì la Commedia dell'Arte, spadroneggiò
in quasi tutta la penisola.
Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere
alla morte del teatro al quale pur debbono la vita, perché
riconosciuti degni di rappresentare ciò che di più
caro le città italiane avevano nel cuore, le tradizioni
domestiche, la parlata popolare, lo spirito delle antiche
cose.

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