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Home page > Speciali > Carnevale > I coriandoli di carnevale
Speciale Carnevale 2008


I coriandoli
 

 

In inglese, tedesco, olandese, svedese e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano di confetti.


Nati a Milano, all'ombra della ''Madunina'', i mitici coriandoli di Carnevale avevano in passato una funzione molto diversa da quella attuale, erano dei digestivi da assumere dopo le grandi abbuffate delle feste.

A ripercorrere la vera origine dei coriandoli di Carnevale e' il Cnr, che ricorda come, in realta', gli odierni pezzetti di carta colorata ''portano il nome di una pianta dai semi aromatici con funzioni benefiche per l'apparato gastrico''.

''Si usava, all'inizio del Cinquecento, -spiega il Cnr- lanciare sui cortei mascherati, fiori e gusci di uova ripieni di profumi ed essenze, ma l'usanza degenero' in pesanti e 'maleodoranti' scherzi, che portarono al divieto di lanci di ogni genere. Solo nel Settecento si riprese a tirare sulle maschere piccoli confetti di zucchero che all'interno avevano un seme di coriandolo, forse da utilizzare dopo le scorpacciate dei giorni di festa''.

''Un solo confetto non serve a molto se si vuole digerire meglio -precisa Giovanni Scapagnini, della sezione di Catania dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr- ma in effetti il coriandolo ha proprieta' stimolanti, digestive e depurative. E fu Ippocrate il primo a descrivere queste proprieta'''.

''Il Coriandolo (Coriandrum sativum) - spiega Scapagnini, neurobiologo ma anche esperto di etnofarmacologia- e' una delle spezie piu' usate nelle cucine di tutto il mondo, appartiene alla famiglia delle Umbrellifere, la stessa cui appartengono il cumino, l'anice e il finocchio, tutte sostanze dotate di un forte potere carminativo (depurativo). Secondo Plinio, questo prodotto arrivo' in Grecia dall'Egitto, dove venne apprezzata come condimento e rimedio terapeutico''. Dal paese delle piramidi si diffuse poi velocemente in ogni angolo del Pianeta. ''In Peru' -prosegue il ricercatore dell'In-Cnr- e' usato praticamente in ogni piatto della cucina locale. In Cina, ad esempio, e' addirittura ritenuto, dalla medicina tradizionale, un rimedio in grado di donare salute e longevita', in India e' parte essenziale del curry e in Messico del guacamole. Nei paesi nordici e in Inghilterra invece viene usato per aromatizzare alcuni tipi di pane o alcuni distillati alcolici''.

E se il coriandolo e' in qualche modo in grado di migliorare la digestione, ''la responsabilita' di questo effetto -afferma ancora Scapagnini- si deve probabilmente all'azione di composti chimici presenti negli oli essenziali, in grado di stimolare il tono della mucosa gastrica e intestinale. Il seme di coriandolo, infatti, contiene circa l'1% di olio volatile, denso di molecole attive, e anche vari tannini e polifenoli, acido malico e grassi polinsaturi''. E non e' tutto. Oltre alle capacita' digestive e depurative, ''l'olio di coriandolo e' anche dotato di potente attivita' antibatterica e antiossidante e l'estratto secco si e' dimostrato efficace nel ridurre i livelli di trigliceridi e di colesterolo serici in ratti iperlipidemici'' sottolinea Scapagnini.

''Prendendo spunto dal suo utilizzo come tranquillante nella medicina tradizionale iraniana, un recente studio ha dimostrato le sue proprieta' ansiolitiche in modelli sperimentali animali''. E, inoltre, ''un'altra interessante proprieta' del coriandolo e' legata alla sua attivita' ipoglicemica, -conclude il ricercatore- che lo rende un utile rimedio nel controllo del diabete mellito''. Ma come si e' arrivati dalla pianta benefica ai coriandoli di carta oggi?

''I confetti al coriandolo -riferisce il Cnr- con il tempo degenerarono in piccoli dischetti di gesso e di fango, che animavano piccole ma pericolose battaglie, fino a quando, un bel giorno, piovvero, sulla folla attonita, migliaia e migliaia di piccoli dischetti di carta bianca''. Era il XIX secolo quando per la prima volta, in un corteo di Carnevale, a Milano, minuscoli dischetti di carta bianca che al minimo soffio di vento si sollevano in aria, compiendo vortici, e ricadendo sulla folla attonita come se una miracolosa nevicata avvolgesse il passare festante dei barconi. ''La trovata geniale -conclude il Cnr- fu il frutto dell'idea dell'ingegnere italiano Enrico Mangili che aveva impiegato lo scarto dei fogli usati come lettiere per i bachi da seta''. E lo stesso Mangili, non contento di aver inventato i coriandoli di carta, prendendo ispirazione dai nastri di carta su cui arrivavano i messaggi del telegrafo, dopo poco s'invento' anche le stelle filanti.

I coriandoli veri e propri nella tradizione del carnevale
I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone.

Tipici del Carnevale e di altre festività come il Capodanno. Spesso il loro uso è abbinato a quello delle stelle filanti.

In inglese, tedesco, olandese, svedese e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano di confetti.

L'origine della confusione linguistica ha origine nel Rinascimento quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si usava lanciare veri e propri dolcetti, i confetti appunto. È attestato che già prima del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli "cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti", ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo al posto delle mandorle nei piccoli dolci.

In seguito, pur rimanendo chiamati coriandoli si utilizzarono nei lanci palline di carta colorata o di gesso. Solo nel 1875 furono adottati i cerchi di carta, grazie all'inventiva dell'dell' ingegner Enrico Mangili di Crescenzago (Milano) che iniziò a commercializzare come coriandoli i cerchi di carta di risulta dalle carte traforate utilizzate in sericoltura per l'allevamento dei bachi da seta.

Alcuni attribuiscono l'invenzione dei coriandoli all' ingegner Ettore Fenderl di Vittorio Veneto





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