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Nati a Milano, all'ombra della ''Madunina'',
i mitici coriandoli di Carnevale avevano in passato una
funzione molto diversa da quella attuale, erano dei digestivi
da assumere dopo le grandi abbuffate delle feste.
A ripercorrere la vera origine dei
coriandoli di Carnevale e' il Cnr, che ricorda come, in
realta', gli odierni pezzetti di carta colorata ''portano
il nome di una pianta dai semi aromatici con funzioni benefiche
per l'apparato gastrico''.
''Si usava, all'inizio del Cinquecento,
-spiega il Cnr- lanciare sui cortei mascherati, fiori e
gusci di uova ripieni di profumi ed essenze, ma l'usanza
degenero' in pesanti e 'maleodoranti' scherzi, che portarono
al divieto di lanci di ogni genere. Solo nel Settecento
si riprese a tirare sulle maschere piccoli confetti di zucchero
che all'interno avevano un seme di coriandolo, forse da
utilizzare dopo le scorpacciate dei giorni di festa''.
''Un solo confetto non serve a molto
se si vuole digerire meglio -precisa Giovanni Scapagnini,
della sezione di Catania dell'Istituto di neuroscienze (In)
del Cnr- ma in effetti il coriandolo ha proprieta' stimolanti,
digestive e depurative. E fu Ippocrate il primo a descrivere
queste proprieta'''.
''Il
Coriandolo (Coriandrum sativum) - spiega Scapagnini, neurobiologo
ma anche esperto di etnofarmacologia- e' una delle spezie
piu' usate nelle cucine di tutto il mondo, appartiene alla
famiglia delle Umbrellifere, la stessa cui appartengono
il cumino, l'anice e il finocchio, tutte sostanze dotate
di un forte potere carminativo (depurativo). Secondo Plinio,
questo prodotto arrivo' in Grecia dall'Egitto, dove venne
apprezzata come condimento e rimedio terapeutico''. Dal
paese delle piramidi si diffuse poi velocemente in ogni
angolo del Pianeta. ''In Peru' -prosegue il ricercatore
dell'In-Cnr- e' usato praticamente in ogni piatto della
cucina locale. In Cina, ad esempio, e' addirittura ritenuto,
dalla medicina tradizionale, un rimedio in grado di donare
salute e longevita', in India e' parte essenziale del curry
e in Messico del guacamole. Nei paesi nordici e in Inghilterra
invece viene usato per aromatizzare alcuni tipi di pane
o alcuni distillati alcolici''.
E se il coriandolo e' in qualche
modo in grado di migliorare la digestione, ''la responsabilita'
di questo effetto -afferma ancora Scapagnini- si deve probabilmente
all'azione di composti chimici presenti negli oli essenziali,
in grado di stimolare il tono della mucosa gastrica e intestinale.
Il seme di coriandolo, infatti, contiene circa l'1% di olio
volatile, denso di molecole attive, e anche vari tannini
e polifenoli, acido malico e grassi polinsaturi''. E non
e' tutto. Oltre alle capacita' digestive e depurative, ''l'olio
di coriandolo e' anche dotato di potente attivita' antibatterica
e antiossidante e l'estratto secco si e' dimostrato efficace
nel ridurre i livelli di trigliceridi e di colesterolo serici
in ratti iperlipidemici'' sottolinea Scapagnini.
''Prendendo spunto dal suo utilizzo
come tranquillante nella medicina tradizionale iraniana,
un recente studio ha dimostrato le sue proprieta' ansiolitiche
in modelli sperimentali animali''. E, inoltre, ''un'altra
interessante proprieta' del coriandolo e' legata alla sua
attivita' ipoglicemica, -conclude il ricercatore- che lo
rende un utile rimedio nel controllo del diabete mellito''.
Ma come si e' arrivati dalla pianta benefica ai coriandoli
di carta oggi?
''I confetti al coriandolo -riferisce
il Cnr- con il tempo degenerarono in piccoli dischetti di
gesso e di fango, che animavano piccole ma pericolose battaglie,
fino a quando, un bel giorno, piovvero, sulla folla attonita,
migliaia e migliaia di piccoli dischetti di carta bianca''.
Era il XIX secolo quando per la prima volta, in un corteo
di Carnevale, a Milano, minuscoli dischetti di carta bianca
che al minimo soffio di vento si sollevano in aria, compiendo
vortici, e ricadendo sulla folla attonita come se una miracolosa
nevicata avvolgesse il passare festante dei barconi. ''La
trovata geniale -conclude il Cnr- fu il frutto dell'idea
dell'ingegnere italiano Enrico Mangili che aveva impiegato
lo scarto dei fogli usati come lettiere per i bachi da seta''.
E lo stesso Mangili, non contento di aver inventato i coriandoli
di carta, prendendo ispirazione dai nastri di carta su cui
arrivavano i messaggi del telegrafo, dopo poco s'invento'
anche le stelle filanti.
I coriandoli veri e propri nella
tradizione del carnevale
I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati
nelle festività per essere lanciati in aria o su
persone.
Tipici del Carnevale e di altre festività
come il Capodanno. Spesso il loro uso è abbinato
a quello delle stelle filanti.
In inglese, tedesco, olandese, svedese
e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano
di confetti.
L'origine della confusione linguistica
ha origine nel Rinascimento quando in Italia ai matrimoni
o durante il carnevale si usava lanciare veri e propri dolcetti,
i confetti appunto. È attestato che già prima
del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli
"cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti",
ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo
al posto delle mandorle nei piccoli dolci.
In seguito, pur rimanendo chiamati
coriandoli si utilizzarono nei lanci palline di carta colorata
o di gesso. Solo nel 1875 furono adottati i cerchi di carta,
grazie all'inventiva dell'dell' ingegner Enrico Mangili
di Crescenzago (Milano) che iniziò a commercializzare
come coriandoli i cerchi di carta di risulta dalle carte
traforate utilizzate in sericoltura per l'allevamento dei
bachi da seta.
Alcuni attribuiscono l'invenzione
dei coriandoli all' ingegner Ettore Fenderl di Vittorio
Veneto

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