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Speciale Carnevale 2008


Le origini del Carnevale
a cura di Fabio Cardile

 

Antico mosaico romano che rappresenta la maschere della commedia (sinistra) e quella della tragedia (destra)


Le prime notizie sul Carnevale, all’inizio un vero e proprio rito religioso, risalgono ai tempi degli Egiziani. All'epoca dei faraoni, il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo.

Tuttavia l'etimologia della parola Carnevale è tuttora molto discussa: potrebbe derivare da "Carnem Levare" (tradizione medievale di consumare un banchetto di "addio alla carne" la sera precedente il mercoledì delle Ceneri, saziandosi fino alla nausea prima dei digiuni quaresimali) o da "Carnalia" (feste romane in onore di Saturno), o da "Carna-aval" (un invito a non mangiare carne) o ancora c'è chi la farebbe risalire al "Carrus Navalis" (carri a forma di nave usati a Roma nelle processioni di purificazione).

La festa di Carnevale ha un'origine molto lontana, risale al periodo greco-romano, è strettamente legata alle cerimonie religiose pagane, in cui si faceva uso delle maschere per allontanare gli spiriti maligni. Le maschere sono state utilizzate dall'uomo fin dal Paleolitico dagli stregoni per riti magici e propiziatori, e ancora oggi alcune tribù dell'Africa e dell'Oceania le utilizzano per lo stesso scopo. Le origini del nostro Carnevale vanno cercate nell'antica Roma dove si svolgevano diverse feste in onore degli dei, lungo le strade della città e che prevedevano l'uso di maschere.

Vi erano i Baccanali (in onore di Bacco) tra fiumi di vino e manifestazioni danzanti; la festa di Cerere e Prosperina che si svolgeva di notte e che univa nei festeggiamenti giovani e vecchi, nobili e plebei;

i Saturnali (in onore di Saturno per propiziare un raccolto copioso) dove vi era uno scambio di ruoli tra schiavi e padroni (si annullavano le barriere servili e sociali) e dove il "re della festa" eletto dal popolo organizzava giochi nelle piazze;

la Opalia (in onore di Opa moglie di Saturno);

la Sigillaria (in onore di Giano e Strenia);

i Lupercali, feste della fecondità, in ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo.

Con il Cristianesimo questi riti persero il carattere magico-rituale e rimasero semplicemente come forme di divertimento popolare.

Nel quattrocento sia il moralizzatore cristiano Savonarola, sia la Controriforma, sia le Chiese cercarono di sopprimere i festeggiamenti giudicati troppo "pagani", ma il Carnevale ha continuato a dar vita a nuove forme celebrative: lotte rituali tra rioni e quartieri di una stessa città o di città diverse, combattimenti tra classi diverse di cittadini o circoscrizioni (da cui l'uso oggi di manganelli o martelletti in plastica). Nel Medioevo si diffuse in tutta l'Europa l'uso di fare grandi e festosi cortei mascherati, che percorrevano le vie della città. L'uso del travestimento permetteva lo scambio dei ruoli, il burlarsi di figure gerarchiche, l'esaltare i vizi e le debolezze umane.

Verso la fine del XVI secolo, in Italia si diffuse la "Commedia dell'arte", che utilizzava le maschere italiane, cioè personaggi che ricomparivano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, lo stesso trucco o maschera, lo stesso linguaggio e soprattutto lo stesso carattere. Questi personaggi, come Arlecchino, Pantalone, Colombina, il Dottor Balanzone, Pulcinella divennero famosi in tutta Europa. Il declino del teatro delle maschere iniziò nel XVIII secolo, quando autori come Carlo Goldoni abolirono le loro avventure grottesche e ridimensionarono il loro ruolo, riducendole a figure di contorno.

Scomparse col tempo dalle scene dei teatri, le maschere sono sopravvissute soltanto nelle feste e nelle mascherate di Carnevale. Ogni anno fanno la comparsa molte maschere nuove e fantasiose accanto alle loro antenate e tutte insieme hanno, come tanto tempo fa, lo stesso scopo: garantire allegria.




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 CARNEVALE

 

 
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