La Fortis nasce nel giugno del 1999 con lo scopo di far rivivere
il vecchio, glorioso, Trani, rotolato in basso e cancellato, due
anni prima, dalla geografia del calcio: la società infatti,
era stata esclusa dal campionato pugliese di Eccellenza, nel quale
era retrocessa per la pesante situazine economica (in pratica
era stata radiata). La Fortis nasce da una complessa serie di
operazioni messe in atto da un gruppo di imprenditori (fra i quali
anche alcuni ex giocatori del Trani) che hanno garantito due obiettivi:
continuità col passato ed iscrizione ad un campionato meno
anonimo (la Promozione Pugliese) della terza categoria dalla quale
partono, in genere, tutte le società di nuova costituzione.
Un terzo obiettivo era appena accennato: restituire al nuovo,
vecchio, Trani un ruolo degno del suo blasone e dei suoi settant'anni
di storia.
Così dopo l'Unione Sportiva Trani ( 1929-1932 ), l'Associazione
Sportiva Trani ( 1932-1935 ), la Società Sportiva Trani
( 1938-1949 ), la Polisportiva Trani ( 1949-1997 ), ecco l'Associazione
Sportiva Fortis Trani la cui nascita è scandita da cinque
date. Il 15 giugno 1999 il gruppo di imprenditori su citato entra
nel CdA della Libertas Barletta, società di Promozione
il cui titolo sportivo è in vendita. Il 18 giugno, dopo
aver liquidato i vecchi dirigenti, acquisito il capitale giocatori,
viene formato un nuovo CdA che trasferisce la sede da Barletta
a Trani. Il 22 giugno il CdA cambia la ragione sociale iscrivendo
al campionato di Promozione l'Associazione Sportiva Fortis Trani.
Il 27 agosto la nuova società, i dirigenti, i giocatori
e lo staff tecnico vengono presentati al pubblico su un palco
eretto in piazza della Repubblica. Il 30 agosto 1999 l'esordio
in Coppa Italia: al Comunale di Trani il Bisceglie viene battuto
2-0. Al vecchio nucleo di giocatori della Libertas (Mennea, Camasso,
Borracino, Paparella, Musti), l'allenatore-manager Nicola Di Leo
(ex portiere di serie A e ora anche dirigente) aggiunge i nuovi
acquisti: i portieri Cuccovillo e Carlucci, i difensori Chiricallo
(un altro ex Polisportiva), Amoruso, Gusmai, Parente, i centrocampisti
Carelli, Di Leo, Bagnara (altro ex), gli attaccanti Baldassarre,
Maffione e Lamonaca, e poi D'Aloia, Telesca, Bovio (altro ex Polisportiva).
La squadra si ritrova subito: infila una serie di risultati che
la portano ai vertici della classifica battendosi alla pari con
Castellana, San Paolo e Bitonto. Al termine del campionato precederà
tutti conquistando così la promozione in Eccellenza dopo
aver chiuso il torneo imbattuta. Capocannoniere è Michele
Musti con 20 gol.
Nel campionato successivo (2000/2001) la squadra , dopo un buon
avvio, si smarrisce finendo a centro classifica nonostante il
cambio di allenatore (Chiricallo al posto di Di Leo ) e i rinforzi
(Foggetti, Cesareo, Campanale, Fragasso, Tenzone, Pascazio e Di
Bari).
Tali innesti si riveleranno comunque utili per il successivo balzo
di categoria. Capocannoniere è ancora Michele Musti con
16 gol.
In Coppa Italia la compagine tranese arriverà alla semifinale
regionale perdendo ai rigori con il Castellaneta.
Nel 2001/2002 ecco la seconda promozione: questa volta in serie
D. Un nuovo allenatore (Sergio Notariale), acquisti indovinati
(Tenzone, De Santis, Cacciapaglia, Vurchio, Martiradonna, De Tullio,
Luciani ed il bomber Pica) e la riconferma dei migliori uomini
permettono al pubblico sportivo tranese di godersi un campionato
da leader. In zona gol esplodono Tenzone (23 reti), Pica (20)
e Musti (8). La squadra è una macchina da gol: ne segna
in totale 78 anche se poi vince il campionato con un solo punto
di vantaggio sul Noicattaro. Decisiva si rivelerà la penultima
giornata: i tranesi espugnano Lucera (2-1) in uno stadio gremito
di tifosi biancazzurri in festa.
Nel 2002/03 viene confermato Notariale, arrivano il portiere
Castelletti, i difensori Bartoli, Chirico, Tafuni, i centrocampisti
Bitetto, Quaresimale, Piccirilli, gli attaccanti Bosco e Stramaglia.
A gennaio poi arriveranno dal Martina il portiere Petruzzelli
ed il centrocampista Branà. Il primo campionato di serie
D della Fortis trascorre tra alti e bassi. Dopo un ottimo girone
di andata la squadra sembra smarrirsi e si ritrova di colpa dalla
zona play off ai margini della zona play out. Ma i 27 punti del
girone di andata costituiscono una buona rendita che alla fine
garantisce l'ottavo posto finale.
A fine campionato però si profilano una serie di difficoltà
societarie che influiscono sui programmi per la stagione 2003/2004.
La maggioranza dei dirigenti annuncia l'intenzione di lasciare,
si parla di vendita del titolo sportivo. La mediazione del nuovo
sindaco, Giuseppe Tarantini (un trascorso da ultras e da medico
sociale della scomparsa Polisportiva) contribuisce a sbloccare
la situazione.
La società riparte con ambizioni e budget provvisoriamente
ridimensionati. Nuovo presidente dal settembre 2003 è l'imprenditore
calzaturiero Ilario Monterisi: è il 44esimo della serie,
primo ex calciatore tranese (28 partite e 5 gol nel 1973/74) ad
assumere questa carica. Francesco Simone, presidente nei 4 anni
precedenti, assume l'incarico di direttore generale. Al posto
di Notariale in panchina si accomoda il coratino Michele Lotito.
La crisi societaria ha spinto tutti i giocatori dell'anno precedente
ad andar via. Ad inizio stagione restano solo in cinque: Musti,
Bagnara, De Santis e Cacciapaglia, oltre ai giovani Amantino e
Fiorella. Torna De Tullio (protagonista del campionato vinto in
Eccellenza). Per il resto è una squadra completamente nuova:
Torre, Gallo, Tridente (già a Trani in C2: giocò
solo 3 partite), Santoro, Angelastro, Loporchio, Minno, Carlucci,
Bucci, Gravina, Marino e la gustosa novità dell'argentino,
il terzo della storia del Trani: si chiama Ariel Gaston Ojeda,
25 anni, professione attaccante, da 5 in Italia dove ha sempre
giocato con la maglia di squadre siciliane.
La stagione si rivela deludente. Il Trani retrocede in Eccellenza
e perde anche un altro tassello societario. Va via Ilario Monterisi.
Sulk ponte di comando resta solo Francesco Simone che, nonostante
le ristrettezze economiche, non getta la spugna anche se i risultati
non lo premiano. La Fortis conosce una parabola discendente che,
nel giro di pochi anni, la riporta lì dove aveva cominciato,
ovvero dal campionato di Promozione.
Tutto da rifare.