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Il 2 giugno 1964 Trani festeggiò la promozione. Non più
sul campo, ma in città fra la gente. Una festa un po' paesana
ma che meritava rispetto come i baffoni sacrificati da un super
tifoso, Giulio Orizzonte . Aveva cominciato a farli crescere 22
anni prima in un lager nazista. E non li aveva più tagliati.
Il primo colpo di forbici lo dette il capitano di quel Trani, Cosmano,
su un palco davanti al palazzo di città, perché la
festa fosse di tutti. Un altro tifoso, un industriale manifatturiero
ed ex presidente del Trani, Domenico Servodio, staccò un
assegno di un milione quale suo personale grazie ai giocatori. La
splendida avventura in B durò due anni. Di quel periodo si
possono ricordare la vittoria contro il Napoli: 1-0 il 14 novembre
1964 gol di Paolo Lombardo (qualcuno l'aveva definito un "piccolo"
Rivera), nel giorno dell'inaugurazione della gradinata dello stadio;
quella col Bari del 2 maggio 1965, primo e unico successo dei tranesi
negli scontri diretti con la squadra del capoluogo, firmata a un
minuto dalla fine, con un perentorio stacco di testa (lui che sapeva
giocare solo col sinistro) da Cosmano (centesimo gol col Trani)
e la storica (perché unica in B) vittoria in trasferta sul
campo del Parma ( 1-0 con rete di testa di Santino Barbato che complessivamente
nel Trani ne ha segnate 17 in 131 partie). Tuttavia per salvarsi,
dovette aspettare l'ultima giornata di campionato. Il gol di Giuseppe
Malavasi contro il Monza , al 12' del primo tempo, gli dette la
certezza del traguardo raggiunto.
Tutto male invece nella successiva stagione (1965-66). La squadra,
più forte, aveva stupito in coppa Italia cedendo di misura
al Napoli di Sivori e Altafini ( 1-2 il 29 agosto 1965 ), ma in
campionato arrivarono le delusioni benché l'andamento del
torneo avesse offerto ai tranesi parecchie opportunità per
salvarsi anche quando la situazione sembrava ormai compromessa.
Il Trani le fallì tutte, giocandosi la permanenza sul proprio
campo dove perse sedici punti. Partite che sembravano già
vinte furono gettate al vento e, ad aggravare la situazione, contribuì
notevolmente il turbinio di allenatori: prima Felice Arienti , poi
Francesco Capocasale e infine Federico Allasio (nelle ultime cinque
giornate). Inutilmente perché, perdendo in casa col Genoa
alla penultima giornata (1-2 il 12 giugno 1966) salutò mestamente
la cadetteria. Doveva essere un arrivederci ed invece, nel giro
di due anni, il Trani si ritrovò in serie D. Dopo due secondi
posti, al terzo tentativo la squadra allenata dal taciturno e modesto
Sergio Ballarin conquistò la promozione in C. Era la stagione
1970-71 e il Trani vinse il campionato agilmente utilizzando solo
sedici calciatori. In testa dalla terza giornata, perse la prima
partita alla sedicesima, nel derby con il Molfetta, centrando la
matematica certezza del ritorno nella serie superiore alla trentunesima,
battendo per 4-0 il Cerignola (il 2 maggio 1971), ultimo antagonista
nella corsa alla promozione. Con quella stessa squadra a cui furono
aggiunti solo tre elementi (Baffi, Rosati e Vieterbo) sfiorò
nuovamente la B. Per quasi metà campionato in testa alla
classifica, da solo o in condominio con Brindisi e Lecce, cedette
nel finale alla maggiore esperienza e al più elevato tasso
tecnico degli avversari, arrivando terzo alle spalle del Brindisi
(allenato da Vinicio) e del Lecce.
Brevissima illusione perché, nel giro di due stagioni (con
altrettante retrocessioni) si ritrovò, dopo 23 anni nella
Promozione Pugliese da dove riuscì a risalire nel 1977-78,
vincendo il campionato sotto la guida dell'allenatore e giocatore
Mimmo Lamia Caputo , mitico portiere della promozione in B (con
quelle di quell'anno raggiunse le 219 presenze con 164 reti subite
complessivamente). A proposito di Lamia Caputo va ricordato che
per due volte aveva giocato da attaccante segnando un gol e offrendo
nell'altra un assist vincente. In panchina, nel 1977-78, sedeva,
come dodicesimo, il giovanissimo Nicola Di Leo, ex allenatore della
Fortis. Di Leo giocò comunque lo spareggio per il titolo
pugliese, a Monopoli col Grottaglie (vittoria del Trani per 1-0).
Seguirono nove anni di "purgatorio" fra i semiprofessionisti
(Serie D e Interregionale: con piazzamenti, salvo tre eccezioni,
sempre fra i primi dieci). La svolta nella stagione 1987-88 al terzo
anno di presidenza di Paolo Abruzzese, un commerciante di preziosi
che è stato non solo il più longevo fra i presidenti
(undici anni, fino al 1996) ma anche il più discusso. Abilissimo
nello scegliere giocatori e tecnici, ebbe il merito di riportare,
praticamente da solo, il Trani in C2 (appunto nella stagione 1987-88).
A dirigere quella squadra c'era il prof. Rodolfo Conte, allenatore
e insegnante di educazione fisica a Brindisi.
Il Trani vinse il campionato con un punto di vantaggio sul Corato,
al termine di un entusiasmante duello prolungatosi - come tradizione
- fino all'ultima giornata quando, con il pareggio conseguito sul
campo del Penne (0-0 l'8 maggio 1988), la città dette sfogo
alla gioia repressa da tanti anni. In quella stessa stagione, vinse
il "Trofeo Jacinto", conquistando il titolo di campione
d'Italia Interregionale, dopo aver superato Genzano e Ilvamari nel
mini-girone preliminare, la Battipagliese in semifinale e, il 26
giugno 1988, nella finaledi Sinigallia, il Poggibonsi (2-1) con
reti di Diego Favonio e Michele Gentile. Quest'ultimo,un altro grande
attaccante: 43 gol in 138 partite e quarto posto assoluto fra i
marcatori di sempre dopo Mimì Cosmano (101).
Con lo "scudettino" sulle maglie il Trani cominciò
la nuova avventura in C2. Otto anni più che dignitosi, durante
i quali per tre volte sfiorò la promozione in C1 nel 1988-89
e nell'89-90 (sempre con Rodolfo Conte in panchina) chiudendo entrambe
le volte al quarto posto, e poi perdendola clamorosamente (allenatore
Pino Raffaele) nel 1991-92, all'ultima giornata. Lungamente in testa
alla classifica, finì al terzo posto dopo un finale spalla
a spalla con Lodigiani e Potenza. Decisiva la sconfitta nella giornata
conclusiva (14 giugno 1992) - quando ormai sembrava inevitabile
lo spareggio col Potenza - sul campo di Pozzuoli con il Campania
Puteolana, già retrocesso da diverse domeniche. I tranesi,
in vantaggio alla fine del primo tempo per 2-1 benché in
inferiorità numerica (era stato espulso Micciola per proteste),
subirono una clamorosa rimonta da parte dei campani che, alla fine
s'imposero per 3-2. Ma la squadra aveva anche speso troppo e arrivò
a quell'appuntamento senza più energie nonostante gli "sforzi"
del medico sociale Pinuccio Tarantini.
La grande amarezza e le tante polemiche che fiorirono dopo quello
"strano" finale furono il preludio alla scomparsa della
Polisportiva. Dopo altri tre anni di campionati da centroclassifica,
Abruzzese, sempre più contestato dalla gente e soprattutto
ignorato da chi avrebbe potuto aiutarlo, decise di mollare nel finale
della stagione 1995-96 con la squadra praticamente già retrocessa,
cedendo la guida della società a un certo Savino Sapienza.
Il campionato si chiuse disastrosamente come era cominciato nonostante
i 5 allenatori cambiati (Della Bianchina, Antonucci, Loschiavo,
ancora Della Bianchina e poi di nuovo Loschiavo) con la sconfitta
interna contro la Viterbese: 7-1 (la più netta subita in
casa in 70 anni di storia).
Abruzzese aveva abbandonato volutamente la società in pessime
mani, quelle appunto di Sapienza che, nella stagione successiva
(1996-97), portò il Trani al fallimento e alla scomparsa.
Si classificò all'ultimo posto, battendo una serie di record
negativi fra cui quello delle reti segnate (appena 14 in 34 giornate)
e dei gol subiti (80). Ma la delusione più cocente arrivò,
dopo, nell'estate del 1997, con la mancata iscrizione al campionato
di Eccellenza, nel quale era retrocesso, e dal quale era stato comunque
escluso (e quindi radiato) per i debiti verso la Federazione (incredibile:
avrebbe dovuto versare solo 12 milioni entro il 18 luglio).
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