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3ª CATEGORIA
Fortis Trani
 LA STORIA DELLA POLISPORTIVA TRANI - parte 1

Gloriosa e tormentata è la storia delle società calcistiche tranesi: dall' Unione Sportiva (1929-1932), all' Associazione Sportiva (1932-1935); dalla Società Sportiva (1938-1949) alla Polisportiva (1949-1997) fino all'Associazione Sportiva Fortis, nata nel 1999.

Tanti i campionati disputati, dalla terza categoria alla B, una vita media su e giù fra serie C e serie D, un titolo pugliese, uno Scudetto di Campione Italiano Interregionale, quasi 800 calciatori, alcuni stranieri. Il primo, negli anni Trenta. Si chiamava Arcangelo Di Reda, era oriundo argentino, nato a Buenos Aires da genitori biscegliesi. Era un trequartista, come si direbbe oggi, giocò 27 partite segnando due gol. Tanti anche gli allenatori (cinque per stagione nelle ultime due della scomparsa Polisportiva mentre, nel dopoguerra, per un intero campionato dirigenti e giocatori si autogestirono anche se con risultati disastrosi: fu retrocessione).

Molti di questi tecnici hanno interpretato, anche in tempi abbastanza recenti, il doppio ruolo di allenatori e giocatori. Infine trenta fra presidenti e commissari (una miriade i dirigenti). Per diventare presidenti, una volta, si era anche "precettati" e si "doveva" accettare, come accadde al primo presidente del Trani, nel 1929. Si chiamava Vincenzo Di Tondo, era un tranquillo quarantenne che faceva il segretario comunale in un paese vicino, Corato. Svolse il suo compito con diligenza. La squadra fu promossa dopo uno spareggio col Bitonto con il quale aveva chiuso alla pari il campionato (6-0 il 26 maggio 1929 sul neutro di Molfetta) e lui, dopo la cena per celebrare l'evento, andò via dimettendosi.

All'opposto, contribuì moltissimo a fare grande la squadra, in quegli stessi anni, un presidente- mecenate, Pablo Rocca. Argentino, vice console di quella Repubblica a Bari, aveva sposato donna Teresina Trabucco, figlia di un tranese che aveva fatto fortuna in Sud America. Aveva una villa a Trani (che si chiama ancora oggi Villa Argentina) e l'hobby del calcio. Sognava di organizzare a Trani un club a modello di quelli argentini con tanti soci e una squadra che potesse ottenere risultati e desse spettacolo allo stesso tempo. Ci riuscì solo un anno. Il Trani fu la rivelazione della prima divisione (la serie C1 odierna): finì quarto dopo Cagliari, Taranto e Foggia. I cronisti dell'epoca lo definirono "la Pro Vercelli delle Puglie". Rocca in pochi mesi aveva fatto costruire, al campo sportivo, una tribuna coperta con 500 posti a sedere e tentato anche di far trasformare quel fondo duro e polveroso del terreno di gioco in un bel tappeto verde. L'erba fu seminata in modo approssimativo e troppo frettolosamente dai giardinieri comunali. Cominciò a crescere a ciuffi e fu necessario estirparla. Ma la lezione evidentemente non servì visto che molte altre volte l'errore è stato ripetuto. Solo nel 1990, con i finanziamenti per i Mondiali di quell'anno in Italia, il problema è stato finalmente risolto.

Che dire poi di quell'altro presidente (Donato Sancipriani) che, nel secondo campionato dl guerra, nel 1942, per andarsene non trovò di meglio che "guidare" l'invasione di campo nel corso di un derby col Taranto, aggredire l'arbitro e, in attesa dell'inevitabile squalifica, finalmente dimettersi. Oppure non ricordare Giulio Gramegna, il presidente della promozione in B che in pratica lo fu solo di nome perché il vero presidente, quello che comandava e decideva, era il suo vice (e cognato), Mimì Zecchillo. Tutto in famiglia, insomma visto che il resto dei dirigenti contava poco o nulla.

Ma la vita di una società di calcio è fatta anche e soprattutto delle storie dei suoi calciatori. Ci pare opportuno raccontarne qualcuna, a fianco a quelle di alcuni dei presidenti. Da Michele Ugenti (portiere commesso che lavorava a Bari in un grande negozio di abbigliamento: 31 partite e 37 reti subite) a Vincenzo Ferrante (240 volte in campo e 9 gol segnati, quarto nella graduatoria dei fedelissimi) lo stopper carbonaio (con i soldi guadagnati e risparmiati giocando a pallone aprì poi un bar a Milano); da Tonino Fischietti , il portiere pizzaiolo che, nonostante un gravissimo incidente motociclistico, riuscì in 12 anni a collezionare più presenze di ogni altro giocatore (255), a Enrico Bianchini, attaccante studente, che il giorno dopo la laurea fece le valigie e se ne tornò a casa anche se il campionato era solo a metà strada perché aveva già trovato un lavoro. In totale aveva giocato 19 partite segnando sette reti.
E non va neppure dimenticato in questa galleria di personaggi quell'altro attaccante, Franco Chimenti , che in settimana faceva il meccanico in fabbrica e la domenica il calciatore, segnando anche tanti gol viaggiando sempre in treno da Bari a Trani fino a quando non fu costretto a cambiare squadra e fare il calciatore a tempo pieno, guadagnandosi anche la copertina di un diffuso settimanale quando, per averlo, la Juventus offrì mezzo miliardo alla Sambenedettese, sua nuova squadra (nella Juve ora gioca, come dodicesimo, suo figlio Antonio). Nel Trani aveva giocato 105 partite e segnato 33 gol (settimo fra i marcatori di sempre).

Oppure Vincenzo Somma (recentemente scomparso), figlio di un commerciante di carne, a Bari, rissoso, attaccabrighe e tanto, tanto venale da litigare, spesso facendo anche a botte, con i compagni dopo ogni sconfitta perché, a suo dire, gli avevano impedito di guadagnare il premio partita. In due stagioni giocò 62 volte realizzando 22 gol.
Ma fra i giocatori una citazione a parte la merita Mimì Cosmano . Un personaggio unico che sembra uscito da una favola antica quando il calcio era ancora un gioco e non un affare. Cosmano aveva continuato a giocare fino a trentasette anni facendo, anche da professionista, il ferroviere in settimana e il calciatore la domenica (a volte arrivava allo stadio poco prima della partita ancora in uniforme). Un altro miracolo come quello del Trani. A quell'età di solito si era - e si è - fuori dallo sport attivo. Ma diciannove anni di calcio non ne avevano attaccato né il fisico né il morale. Continuava a fare bella figura battendosi con l'entusiasmo di un ragazzino. Il suo sinistro era sempre un pericolo anche se lo scatto non era più quello di prima. Contribuì alla salvezza in serie B con altri sette gol, tutti decisivi, portando il suo bilancio personale a 254 presenze (una meno di Fischietti) e 101 reti complessive (nessuno in settanta anni ha saputo far meglio). Aveva portato il Trani dalla quarta serie alla B regalandogli, dopo la promozione una non meno sorprendente salvezza.

Quei giorni resteranno indelebilmente nella memoria collettiva anche se, prima di quell'indimenticabile 1964, il Trani aveva già al suo attivo - sia pure intervallate da qualche disavventura (un ritiro dal campionato di terza divisione da dove era ripartito dopo la rapida ascesa, seguito dall'inevitabile radiazione) - eccellenti imprese: da quel quarto posto nel 1930-31, di cui si è detto (con Cesare Lanza, bomber superstar: venti gol in 21 partite, media tuttora insuperata), al titolo di campione pugliese del 1940; da quei cinque campionati di C fra il 1940 e il 1947, alle due promozioni consecutive (con Alfonso allenatore e Perrone Capano presidente) con un balzo dalla Prima categoria pugliese alla nuova Quarta serie (la C2 di oggi) e una serie di ottimi piazzamenti nella stessa Quarta serie e nella D che poi la sostituì e dalla quale era salito in C con una splendida stagione nel 1961-62. Era la sesta promozione dopo quelle del 1929,1930, 1940, 1951 e 1952.

Ma ben altro valore aveva quella storica promozione in B conquistata, quarant'anni fa, il 24 maggio 1964 pareggiando 1-1 col Chieti ( gol di Filippo Bitetto) nell'ultima giornata del campionato di C 1963-64. Un successo clamoroso per una squadra costruita con giocatori ritenuti finiti e scartati da altre società e invece rivalutati con una grande impresa portata avanti giornata dopo giornata, superando formazioni come Lecce, Taranto, Reggina e Sambenedettese, costate tantissimo e accreditate per la vittoria finale. Uno di quei miracoli che solo il calcio sa regalare, che alimentano la fantasia e trasformano la storia in leggenda. Basta ricordare che il Trani era stata la prima squadra meridionale di un centro non capoluogo di provincia ad arrivare così in alto. Solo molti anni dopo lo imiteranno Sorrento, Nocerina, Barletta, Andria, Licata, Acireale e Savoia.

 
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